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Pubblicato il 19 Aprile 2017

Gli esperti stimano che sono almeno 40.000 gli italiani che soffrono della sindrome da fatica cronica, tuttavia meno del 20% dei casi viene diagnosticato.

Uno dei grandi problemi di questa patologia è che non esiste un parere unanime nel considerarla una malattia reale e in molti casi l’approccio non è medico bensì di carattere psicologico. Recentemente una ricerca effettuata dall’università di Griffith, in Australia, ha rivelato che dietro questa sindrome esisono problemi fisici e che quindi si tratta di una malattia reale.

I ricercatori hanno dimostrato che le persone che soffrono di questo problema hanno un’alterazione di uno dei recettori cellulari, concretamente il TRPM3, che regola il funzionamento dei canali tramite i quali gli ioni accedono alle cellule.

Così come spiega questo studio, gli ioni di sodio sono essenziali per la corretta regolazione del gene e la produzione delle proteine. Però questa alterazione del ricettore TRPM3 impedisce che gli ioni di sodio penetrino nell’interno delle cellule, il che comporta un cattivo funzionamento delle stesse. Proprio per la capillarità del problema (riguarda tutte le cellule del corpo) la sindrome da fatica cronica risulta terribilmente devastante e si manifesta con sintomi diffusi, dalla testa al sistema digestivo, passando per il cuore.

Le cause di questo disturbo non sono ben chiare ma tra i fattori più comuni ricordiamo le infezioni virali, i problemi del sistema immunitario e gli squilibri ormonali. Le donne corrono un rischio di ammalarsi quattro volte di più rispetto agli uomini, soprattutto se soffrono di sovrappeso e se hanno tra i 40 e il 59 anni.

Attualmente non esiste una cura per la sindrome da fatica cronica e le terapie che generalmente si ricettano per questo tipo di pazienti, come fare esercizio o praticare meditazione, sono poco efficaci per curare la sindrome, trattandosi piu che altro di un mero effetto placebo.  Sicuramente modificare lo stile di vita può aiutare, soprattutto diminuendo lo stress e aumentando le ore di sonno, ma se pensi di soffrire di questo problema la cosa più importante è parlarne con il tuo medico.